Sanificare con l’ozono. Alternativa al plexiglass?
Parliamo dell’O3 ovvero l’ozono e lo facciamo mentre si stanno implementando le linee guida generali che traghetteranno la categoria ristorativa nei prossimi mesi dell’emergenza. L’ozono ha funzione viricida e battericida così come evidenziato dal Ministero della Salute nella circolare del n° 24482 del 31/07/1996 e per capire in che modo è possibile avvalersene, abbiamo intervistato la Vice Presidente dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari Campania e Lazio Dott.ssa Maria Manuela Russo. Da lei ci siamo fatti spiegare il perché e il come il cenare scatolato potrebbe essere evitabile e magari al contempo si potrebbe rispondere anche a problemi di pulizia dell’aria e dei flussi di aria condizionata considerati, nelle ipotesi più accreditate, come elemento di rischio per i contagi in ambienti chiusi.
L’ozono è caratterizzato da una elevata reattività, da un elevato potere ossidante e dal fatto di essere instabile a temperatura ambiente. Proprio per la sua considerevole capacità ossidante, è in grado, danneggiando membrane e pareti cellulari, di ripulire aria e acqua da muffe, lieviti, batteri (Khadre et al., 2001), spore e virus. Per quanto riguarda i virus, nello specifico, parliamo di inattivazione. Questo significa che l’azione dell’ozono consisterebbe in un’ossidazione e conseguente inattivazione, dei recettori virali specifici utilizzati per la creazione del legame con la parete della cellula da invadere. In questo modo viene bloccato il meccanismo di riproduzione virale a livello della sua prima fase: l’invasione cellulare. Il virus non viene distrutto, ma reso inerme. La caratteristica predominante dell’ozono è che in condizioni atmosferiche standard è in fase gassosa, cosa che già ne favorisce l’utilizzo in numerose applicazioni in campo igenico-alimentare. A differenza dei disinfettanti classici, (ad esempio il cloro) che rilasciano residui inquinanti, l’ozono si decompone ad ossigeno e ciò potrebbe rappresentare un vantaggio sia per l’ambiente che per la salute evitando gli effetti collaterali.
Insomma, soprattutto a scopi estremamente cautelativi non sappiamo se le normative del Governo in linea con la Comunità Scientifica imporranno il plexiglass o altre barriere nelle attività ristorative, ma parlando con la Dott.ssa Maria Manuela Russo e l’Ordine dei Tecnologi Alimentari di Lazio e Campania, possiamo dire che una valida alternativa al plexiglass tra commensali (e se vogliamo anche tra i tavoli) potrebbe esserci. E speriamo sia valutata.

